venerdì 20 novembre 2009
un altro morto per il vaccino
http://www.edott.it/SanitaQuotidiana/20-11-2009/Influenza-A--42enne-sano-muore-a-10-giorni-dal-vaccino.aspx
giovedì 19 novembre 2009
Vediamo se c'è qualcuno che magari viene fuori col dare dell'incompetente anche al Ministro Polacco!
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/200911articoli/49521girata.asp
e date una occhiata anche qui....
http://www.liberamenteservo.it/modules.php?name=News&file=article&sid=3310
lunedì 16 novembre 2009
mercoledì 11 novembre 2009
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La pericolosità dell’adiuvante SQUALENE nei vaccini NOVARTIS e GSK per l’influenza A/H1N1
Il primo vero sasso l’ha lanciato pochi giorni fa il quotidiano tedesco "Berliner Zeitung"[1]: il Governo ha comprato 50 milioni di dosi di vaccino
“PANDEMRIX” della GlaxoSmithKleine (GSK) per vaccinare la popolazione. Ma al tempo stesso ha ordinato per i membri del Governo, i
ministeri e l’esercito 200 mila dosi di un altro tipo di vaccino, il “CELVAPAN” della Baxter.
Guarda caso, il vaccino GSK contiene, oltre a un conservante al mercurio (tiomersale), anche un adiuvante sperimentale, lo SQUALENE.
Quello destinato ai funzionari di Governo invece non contiene né l’uno né l’altro.
Il vicepresidente dell’ordine federale dei medici, intervistato dal quotidiano, è stato esplicito: i membri del Governo devono lasciare che il
vaccino “sicuro” che si sono comprati per loro venga invece distribuito ai bambini e alle donne in gravidanza [2].
1. Cosa significa questa notizia? Esistono forse vaccini “sicuri” e vaccini “insicuri”?
Purtroppo è proprio così: lasciamo pure da parte il problema del mercurio, da sempre usato nei vaccini e della cui pericolosità già in molti
hanno trattato. Il fatto è che in questo momento, contro l’influenza A/H1N1 esistono vaccini che contengono un adiuvante chiamato
SQUALENE e vaccini che non lo contengono. E quelli attualmente in distribuzione in Italia (Novartis) contengono lo SQUALENE.
L’additivo SQUALENE viene quindi oggi per la PRIMA VOLTA usato su larga scala su tutte le fasce di età, con possibili conseguenze dirompenti
per la salute pubblica. Per questo si parla di vaccino “insicuro”.
Ma procediamo con ordine e vediamo subito chi usa lo SQUALENE e chi non lo usa. Sono 3 i vaccini approvati dalla UE:
>FOCETRIA (Novartis): contiene adiuvante MF59 con squalene (9,75 milligrammi) [3]; il Governo italiano ne ha comprato 24 milioni di dosi.
>PANDEMRIX (GSK): contiene adiuvante AS03 con squalene (10,69 milligrammi) [4];
>CELVAPAN (Baxter) NON contiene adiuvanti.
Per completare l’informazione: >il vaccino PANFLU che verrà prodotto dalla cinese Sinovac NON conterrà adiuvanti.
>Negli Stati Uniti i vaccini che sono stati ordinati dal Governo NON conterranno adiuvante squalene (il cui utilizzo non è mai stato concesso
dalla Food & Drug administration).
Per cui è un dato di fatto che nei prossimi mesi a buona parte della popolazione italiana verrà somministrato qualcosa dagli effetti ancora
sconosciuti: l’adiuvante “SQUALENE”.
2. Ma cosa sono gli “adiuvanti”? Perché usarli nei vaccini?
Gli adiuvanti sono sostanze che le industrie farmaceutiche hanno scoperto avere la potenzialità di amplificare la forza di un vaccino: infatti
quando un adiuvante viene iniettato nel corpo umano il sistema immunitario reagisce con più efficacia e quindi basta una minore quantità di
principio attivo (il virus stesso) per ottenere gli stessi risultati [5].
In altre parole: le case farmaceutiche hanno scoperto che “potenziando” i vaccini con adiuvanti se ne possono produrre molte più dosi, più
velocemente e a minor costo (l’adiuvante costa ovviamente molto meno del principio attivo) [6].
3. Ma cos’è lo SQUALENE? Perché viene ora usato come “adiuvante”?
Lo SQUALENE è una sostanza presente in natura (sia in alcune piante che in alcuni animali) e, sintetizzata dal fegato, viene prodotta anche dal
corpo umano. Lo SQUALENE è importante per la vita umana in quanto rappresenta uno dei tanti “mattoncini” indispensabili al nostro corpo
per produrre steroidi. Gli steroidi sono elementi fondamentali per la nostra sopravvivenza: sono steroidi il colesterolo, gli ormoni sessuali (es.
testosterone, progesterone) e gli ormoni corticosurrenali (es. cortisolo, androsterone) [7].
I ricercatori della Novartis in questi ultimi anni hanno scoperto che lo SQUALENE, se iniettato nel corpo umano, provoca un’efficace reazione
del sistema immunitario e che quindi iniettandolo insieme a un virus lo SQUALENE funzione cone un “turbo” per amplificare la risposta del
corpo ad una vaccinazione.
Ma com’è che un adiuvante (tipo lo SQUALENE) provoca maggiore reazione da parte sistema immunitario? I ricercatori di immunologia
ancora faticano a dare spiegazioni definitive, in termini molecolari, su come “lavora” nella pratica un adiuvante.
Ma una spiegazione generica e comprensibile da tutti che viene data è questa: “gli adiuvanti promuovono una risposta infiammatoria dei
leucociti in una maniera che mima presumibilmente un’infezione naturale” [8]. In altre parole, il sistema immunitario riconosce l’adiuvante
stesso come un aggressore. E se si sceglie l’adiuvante che possiede una proteina particolare in comune con il virus allora le difese si scatenano
contemporaneamente su tutti e due gli aggressori: virus e adiuvante (teoria dei “due clienti del ristorante” e della proteina Trif [9]).
La reazione di autoimmunizzazione al virus prende quindi il via e in breve tempo il vaccino mostra alla grande i suoi migliori effetti.
4. Ma allora dove sta il pericolo?
GRUPPO SVILUPPO IN RETE – Padova – 20.10.2009
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Nel caso di utilizzo di adiuvanti di origine minerale (come l’idrossido di allluminio che, per quanto discusso, risulta in uso sin dagli anni ’20),
non sembrano sorgere ulteriori problemi oltre ai comuni allarmi già segnalati da alcuni ricercatori (malattie nervose degenerative riscontrate
nei topi trattati con l’idrossido d’alluminio, ecc. [10]).
I ricercatori devono invece mettersi una mano sulla coscienza quando come adiuvante viene scelto un componente naturalmente prodotto dal
corpo umano, come è appunto il caso dello SQUALENE. Perché qui entra in gioco uno dei principi fondamentali del sistema immunitario,
quello detto della “tolleranza” [11]. Secondo tale principio, infatti, il sistema immunitario non attacca quelli che vengono riconosciuti come
elementi prodotti dal corpo stesso.
O meglio, questo può avvenire solo in rari casi, con un fenomeno simile a quello del “rigetto”: il componente per quanto riconosciuto viene
attaccato perché non si trova dove dovrebbe essere o perché è entrato per una strada non usuale. Per quanto dififcile da spiegare a livello
molecolare, questo è quanto di fatto avviene con lo SQUALENE quando viene iniettato intramuscolo nelle dosi determinate dalla Novartis.
A questo punto il pericolo è semplice. Ed è costituito dalla possibilità che in alcune circostanze il sistema immunitario dopo aver attaccato per
la prima volta lo squalene sviluppi una propria autoimmunità a questo componente e continui ad attaccarlo anche in seguito ossia anche
laddove è giusto e necessario che lo squalene sia invece presente.
Quali le conseguenze sul corpo umano di un’autoimmunizzazione allo squalene? Difficile da dire. In linea di massima la creazione da parte del
sistema immunitario di “anticorpi allo squalene” potrebbe portare conseguenze simili a quelle sviluppate da altre “malattie autoimmuni”
(ricordiamo che sono malattie autoimmuni, ad esempio, la sclerosi multipla, l’artrite reumatoide e la sindrome di Guillain Barrè [12]).
Diciamo che si possono però ipotizzare sia danni immediati dovuti all’attacco delle difese immunitarie contro elementi del corpo stesso
(quindi effetti simili a quelli causati dalla sindrome di Guillain Barré [13]) sia danni successivi, più subdoli e meno identificabili, dovuti ad
un’alterazione nel processo di produzione degli steroidi.
5. Ma sono mai stati lanciati allarmi sull’utilizzo dello SQUALENE nei vaccini?
Come molti già sanno, alcuni anni fa lo squalene fu messo pesantemente sotto accusa in quanto ritenuto una delle probabili cause di un
fenomeno tanto inspiegabile quanto raccapricciante, la cosiddetta “sindrome della Guerra del Golfo” [14]: circa il 30% dei 700.000 soldati
partecipanti alla prima missione in Iraq (1991) una volta rientrato in patria manifestò infatti patologie non immediatamente giustificabili (tra
cui disturbi neurologici, infertilità, malformazoni dei feti).
Tra le possibili cause venne presa in considerazione anche la possibilità che un additivo, lo squalene appunto, fosse stato inoculato in via
sperimentale in alcuni lotti di vaccino contro l’antrace somministrato ai soldati.
La più grossa ondata di accuse partì dopo la pubblicazione, nel febbraio 2000, di uno studio predisposto da una scuola epidemiologica che
riferiva come anticorpi allo squalene fossero stati riscontrati nel sangue di molti veterani vaccinati contro l’antrace [15]. Conferme e smentite
da allora si sono susseguite con forza. Ma sostanzialmente le autorità militari americane arrivarono a smontare ogni ipotesi che nel vaccino
contro l’antrace fosse stato aggiunto squalene all’insaputa di tutti.
Ma rimanendo sul concreto: le commissioni mediche militari si sono prodigate per negare in tutti i modi che ci fosse lo squalene nei vaccini
all’antrace. Tutti quindi avevano paura che ne fosse dimostrata la presenza. Bene. Resta il fatto 10 milligrammi a dose nei vaccini in mano ai
nostri medici di famiglia ci sono di sicuro.
6. Ma allora perché la Novartis rassicura che lo SQUALENE è innocuo in quanto già presente sul mercato da anni?
Eccoci di fronte a uno dei punti più delicati della questione. E anche a uno dei comportamenti più subdoli da parte del produttore Novartis. E’
vero: l’adiuvante MF59 allo squalene è già presente sul mercato sin dal 1997, per la precisone è contenuto in un vaccino Novartis di nome
FLUAD. E’ l’unico, nel senso che nessun altro vaccino adiuvato allo squalene ha mai ottenuto licenza di distribuzione se non questo: il FLUAD.
Milioni di dosi di tale vaccino sono state iniettate dal 1997 e anche se tra gli effetti collaterali rari (meno di 1 su 10.000) si trova guarda caso
proprio la sindrome di Guillain Barrè, nulla in questi anni ha mai fatto pensare che il FLUAD possa rappresentare qualcosa di minaccioso per la
salute pubblica.
Ecco quindi che ogni possibile paura sugli effetti collaterali dello squalene viene sempre affrontata così dalla casa produttrice: “Lo produciamo
da più di un decennio, ne abbiamo distribuito milioni di dosi, nessun problema serio è mai stato riscontrato. Anzi, è proprio un ottimo
vaccino”.
Chi si sofferma a questa semplice evidenza potrebbe anche dormire sonni tranquilli. Chi invece come noi va un po’ più a fondo di colpo
inorridisce.
GRUPPO SVILUPPO IN RETE – Padova – 20.10.2009
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Il FLUAD [16], il vaccino che pur contenendo 9,75 milligrammi di squalene non ha mai fatto male a nessuno…è un vaccino destinato
unicamente agli anziani over 65! La licenza non è stata concessa per l’utilizzo per altre fasce di età: nel FLUAD lo squalene è stato per la prima
e unica volta la mondo inserito in un vaccino proprio perché il sistema immunitario di un anziano stenta ad attivarsi all’arrivo dei virus.
Quindi queste “milioni di dosi distribuite” fanno pochissimo testo su quelle che possono essere le conseguenze dello squalene su un sistema
immunitario “giovane” o peggio ancora in piena fase di sviluppo!
Rassicurare sui possibili effetti collaterali dello squalene sui bambini, sostenendo che non c’è pericolo perché da un decennio viene utilizzato
senza problemi sugli anziani, visto che stiamo parlando di problemi legati allo sviluppo del sistema immunitario è qualcosa che a nostro avviso
non sta né in cielo né in terra.
Non solo, a voler anche pensar male si potrebbe anche avere il dubbio che reazioni collegate all’utilizzo dello squalene (es. lo sviluppo di una
malattia autoimmune come l’artrite reumatoide) possano non esser state rilevate post marketing in quanto scambiate dai medici curanti per
semplici “acciacchi dell’età”.
Così come sconosciute saranno evidentemente, trattandosi di over 65, eventuali conseguenze del FLUAD e quindi dello squalene sulla fertilità
o su eventuali patologie dei nascituri.
Naturalmente la Novartis qualcosa ha predisposto per non rimanere scoperta di fronte a queste critiche: a maggio dell’anno scorso pubblica
infatti i risultati di un primo piccolo test del FLUAD effettuato sui bambini [17]. Lo squalene è stato dunque iniettato nell’inverno 2007/2008 a
269 bambini di età compresa tra i 6 e i 36 mesi di vita. A maggio Novartis dichiara l’ottimo risultato come efficacia contro il virus influenzale e
la sostanziale assenza di “effetti avversi”.
Peccato che riteniamo ben scarsa la capacità di questo test di tranquillizzarci: il periodo di osservazione troppo breve (qualche mese), il
campione troppo ristretto (269 bambini compreso il gruppo di controllo) e l’età specificatamente troppo giovane (e lontana dalla pubertà,
periodo di più forte produzione di steroidi e quindi di utilizzo di squalene da parte del corpo) rendono questo test non utile a dimostrare con
certezza la non insorgenza di patologie autoimmuni.
Oltre a questo, Novartis non dà notizia di altri test svolti in passato su fascie di età sotto i 65 anni.
La stessa Organizzazione Mondiale della Sanità, intervenendo a luglio 2006 con una nota per rassicurare l’opinione pubblica sulla “non
pericolosità” dell’adiuvante SQUALENE [18] in realtà ottiene l’effetto opposto, sottolineando la contraddizione e aumentando ancora di più i
nostri timori. Si afferma testualmente: “La Commissione conclude che i timori che lo squalene nei vaccini possa provocare patologici anticorpi
allo squalene stesso è da ritenersi infondata. Si è altresì comunque notato che l’esperienza riguardante vaccini contenenti squalene è stata
fatta primariamente su gruppi di anziani. Dovranno quindi essere poste in atto attente verifiche post-vendita per identificare eventuali effetti
indesiderati collegati al vaccino nel momento in cui questo dovesse essere introdotto in altri gruppi di età”.
Quindi non lo sa dire neanche l’OMS se lo squalene nei giovani può dare o meno effetti collaterali. Non è per nulla rincuorante.
7. Ma i vaccini contro l’influenza A/H1N1 saranno pure stati testati prima di essere approvati dalla UE?
Ed eccoci ad un altro punto assolutamente sconfortante: con la scusa dell’”emergenza pandemia” tutti i test sulla tolleranza ai vaccini
pandemici risultano essere stati effettuati solo nell’arco degli ultimi mesi. Addirittura possiamo dire nell’arco delle ultime settimane.
Per farci un’idea dell’importanza (per modo di dire) attribuita ai test sul vaccino, riferiamo cosa ha dichiarato il 1° settembre 2009 il
responsabile mondiale per la ricerca sui vaccini Novartis, dottor Rino Ruoppolo: “L’altro ieri abbiamo pubblicato le sperimentazioni sugli
animali… abbiamo in corso test sulle persone..nel giro di 2-3 settimane avremo i rapporti finali delle prove cliniche…siamo convinti che il
vaccino sia efficace al punto che abbiamo già cominciato a produrne milioni di dosi…” [fonte IlSole24Ore del 2 settembre 2009].
A essere cattivi potremmo chiederci: si sarebbero fermati se avessero trovato delle serie controindicazioni? O i test clinici erano dei puri e
semplici “pro forma”?
In ogni caso è evidente che in pochi mesi l’unica cosa che possono aver controllato, al di là dell’efficacia contro il virus dell’influenza, era la
possibile emersione di effetti collaterali immediati. Ma certo non è questo l’oggetto delle nostre paure: lo spettro è una successiva modifica
del comportamento del sistema immunitario, con l’acquisizione di comportamenti auto immuni.
Questi sono effetti collaterali che se non vengono specificatamente cercati si potranno riscontrare, al ivello di sintomi, solo con il passare degli
anni (ad esempio quando i bambini arriveranno alla fase della pubertà e si incrementerà l’utilizzo dello squalene per produrre steroidi
sessuali).
GRUPPO SVILUPPO IN RETE – Padova – 20.10.2009
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8. A questo punto possiamo ricapitolare qualcosa?
Certo. In poche parole: di fronte alla pandemia di influenza A/H1N1 tutti i colossi faramceutici si sono buttati sul ricco piatto della produzione
di vaccini, chiamati a produrre circa un miliardo di vaccini per il pianeta e consapevoli che chi era in grado di produrre più in fretta e un
maggior numero di dosi (magari anche a basso costo) si sarebbe mangiato la fetta più grossa.
Novartis e GSK dove hanno potuto hanno però “giocato sporco” ossia hanno utilizzato nella formula del vaccino un adiuvante ancora
sperimentale (nel senso che finora era stato utilizzato solo per una ristretta fascia di popolazione, gli over 65). Diciamo “dove hanno potuto”
perché negli USA questo adiuvante non è ammesso sul mercato, in europa sì.
Questo potenziante, basato su un elemento naturale, lo squalene, ha un effetto formidabile: il sistema immunitario trova qualcosa di umano
concentrato dove non dovrebbe trovarsi e lo attacca con veemenza. Così facendo attacca anche il virus specifico iniettato insieme
all’adiuvante e da inizio al processo di immunizzazione. Immunizzazione dal virus. E dallo squalene? Il rischio di provocare un “autoimmunità”
iniettando a dei bambini la stessa dose di squalene (9,75 milligrammi) finora utilizzata per scatenare la risposta immunitaria in un anziano è
veramente concreto.
A non rassicurarci contribuisce il fatto che non esistono assolutamente studi di medio periodo che possano dimostrare che queste
conseguenze siano assenti o rarissime. La prima sperimentazione conosciuta e resa nota dal produttore è stata effettuata su 269 bambini dai 6
ai 36 mesi di vita, tra il 2007 e il 2008 [17].
I test effettuati (in fretta) in questi mesi sugli effetti del vaccino pandemico possono aver messo in risalto soltanto le interazioni immediate del
vaccino, ma nulla possono dirci sugli effetti riscontrabili nel corso degli anni.
9. Conclusioni?
Dato il concreto rischio di sviluppare squilibri gravi e probabilmente irreversibili al sistema immunitario, somministrare a un bambino o ad una
donna in gravidanza una dose di vaccino Novartis contenente 9,75 milligrammi di squalene (ossia la stessa quantità finora riservata al sistema
immunitario degli anziani), risulta a nostro avviso un atto di incoscienza. In generale ci sentiamo comunque di sconsigliare a TUTTI di
assumere un vaccino contenente un adiuvante dagli effetti ancora così poco studiati e potenzialmente assai dannosi.
Rimaniamo consci che comunque il Governo italiano dovrà adesso “smaltire” le milioni di dosi di vaccino Novartis allo squalene acquistate (ad
un prezzo, tra l’altro, che chissà perché ha voluto tenere nascosto a tutti, anche alla corte dei conti [19]).
Ci aspettiamo quindi nei prossimi mesi una pesante campagna mediatica sull’avanzare di questa pandemia nonchè tutte le possibili pressioni
del sistema affinchè quante più persone siano vaccinate.
Siamo però altrettanto certi che, come in Germania, chi ci governa il vaccino allo squalene non lo userà. Almeno non sui propri figli.
Per GRUPPO SVILUPPO IN RETE – Dott. A.Mazzotti
[1] http://www.apcom.net/news/rss/20091019_175501_1ce03ca_73662.html
[2] http://www.theflucase.com/index.php?option=com_content&view=article&id=1238%3Agerman-doctor-tells-chancellor-merkel-and-co-to-givetheir-
qsafeq-qswine-fluq-jabs-to-children-&catid=1%3Alatest-news&Itemid=64&lang=en
[3] http://www.torrinomedica.it/farmaci/schedetecniche/Focetria_sosp_iniett.asp
[4] http://www.torrinomedica.it/farmaci/schedetecniche/Pandemrix_sosp_iniett.asp
[5] http://en.wikipedia.org/wiki/Immunologic_adjuvant
[6] http://archiviostorico.corriere.it/2009/settembre/13/marcia_piu_che_funzionare_meglio_co_9_090913088.shtml
[7] http://en.wikipedia.org/wiki/Squalene
[8] http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC1868398/
[9] http://www.scripps.edu/newsandviews/e_20031124/beutler.html
[10]http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/17114826?ordinalpos=2&itool=EntrezSystem2.PEntrez.Pubmed.Pubmed_ResultsPanel.Pubmed_DefaultRep
ortPanel.Pubmed_RVDocSum
[11] http://it.wikipedia.org/wiki/Tolleranza_immunologica
[12] http://it.encarta.msn.com/encyclopedia_761563416/Malattie_autoimmuni.html
[13] http://www.msd-italia.it/altre/manuale/sez14/1831604.html
[14] http://it.wikipedia.org/wiki/Sindrome_della_guerra_del_Golfo#cite_note-14
[15] http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/10640454?log$=activity
[16] http://www.torrinomedica.it/farmaci/schedetecniche/FLUAD.asp
[17] http://www.ilcittadinoonline.it/index.php?id=948
[18 ] http://www.who.int/vaccine_safety/topics/adjuvants/squalene/Jun_2006/en/index.html
[19] http://www.corriere.it/cronache/09_ottobre_15/influenza-contratto-segreto-sensini_561da992-b952-11de-880c-00144f02aabc.shtml
ultimo aggiornamento 09 Novembre 2009
SCIENZE
Influenza, un business da 20 miliardi
VALERIO MACCARI
Un mercato da 20 miliardi di dollari, vendite garantite fino al 2010 e contratti blindati. Per le Big Pharma, le grandi multinazionali dell’industria farmaceutica, l’influenza A si sta rivelando un ottimo affare. Sull’onda del panico scatenato dal rischio pandemia, i governi di tutto il mondo hanno invertito la tendenza alla riduzione delle spese pubbliche sanitarie. E si sono lanciati in una vera e propria "corsa al farmaco", acquistando grandi quantità di vaccini e antivirali, sia per uso immediato sia per garantirsi riserve future. Il giro d’affari si allarga ulteriormente se tiene conto dei settori collaterali: la 3M, specializzata in mascherine sanitarie, nell’ultimo anno ha incassato 80 milioni di dollari, e la Roche ha visto aumentare i ricavi delle vendite di Tamiflu, che cura l’influenza "conclamata", da 10 a 990 milioni di franchi nel 2009.
Ma a beneficiarne di più sono le aziende che producono vaccini: GlaxoSmithKline, Sanofi Aventis, Novartis, CSL, Baxter e AstraZaneca, più una cinese (vedere box): hanno la capacità tecnica e produttiva per sostenere lo sviluppo e la commercializzazione dei vaccini, dividendosi un mercato di 2 miliardi di persone, coloro che secondo l’Oms hanno bisogno del vaccino quest’inverno. Le dosi di antiinfluenzale saranno vendute a un prezzo intorno ai 10 dollari l’una, e se le previsioni dell’Oms dovessero avverarsi, potrebbero fornire alle case produttrici una torta di 20 miliardi di dollari di ricavi.
Forse non molto se confrontato con gli 825 miliardi di dollari di fatturato complessivo previsti per l’industria farmaceutica nel 2010, ma in un periodo di stagnazione le entrate in più generate dalle vaccinazioni in massa sono fondamentali. «L’impatto positivo sui conti è rilevante», spiega David Brennan, Ceo dell’AstraZaneca. «Le aziende che producono antivirali e ancor più quelle dei vaccini sono favorite dalla fase attuale, e dall’aumento di spesa dei governi». Inghilterra, Francia e Australia hanno dichiarato di voler vaccinare l’intera popolazione, gli Usa almeno il 50% e l’Italia il 50/60%. La commissione Sanità del Senato ha stabilito che per il piano di vaccinazioni 200810 sono necessari circa 430 milioni quest’inverno (per 48 milioni di dosi, a 9 euro l'una) e 170 per il prossimo inverno, e ha fatto mettere queste cifre in Finanziaria. Nel mondo la spesa sarà di diversi miliardi. La GlaxoSmithKline ha già venduto in 22 paesi circa 440 milioni di dosi del suo vaccino Pandemrix, incassando 3,5 miliardi di dollari. A questi vanno aggiunti i 300 milioni di dollari ricavati da Relenza, farmaco antiinfluenzale già disponibile prima della diffusione del virus, ma che nel corso di quest’anno ha aumentato del 150% le vendite. Una boccata d’aria fresca per i conti della Big Pharma londinese, che ha annunciato per il terzo trimestre del 2009 il primo risultato positivo (ricavi in crescita del 15%) dopo 11 mesi di rosso. Le vendite si manterranno a livelli sostenuti fino all’inizio del 2010, portando altri 1,64 miliardi di dollari nelle casse della società già entro la fine di quest’anno.
L’ordinativo di 250 milioni di dosi commissionato dagli Usa (dove il virus è stato dichiarato emergenza nazionale) ha permesso anche alla francese Sanofi Aventis di ritoccare verso l’alto di un punto percentuale l’outlook del 2009, con una crescita stimata dell’11%. La società prevede infatti di portare in cassa, grazie al vaccino, 578 milioni di dollari entro la fine dell’anno e altri 500 milioni nel primo trimestre del 2010. Cifre simili per l’australiana Csl, che oltre a un contratto con gli Stati Uniti ha fornito 21 milioni di dosi al governo di Melbourne. Anche la svizzera Novartis ha annunciato previsioni di crescita. L’azienda, che ha già raggiunto accordi con 35 Paesi, fra cui l’Italia, e ha sottoscritto due contratti con gli Usa per 979 milioni di dollari, si aspetta di ricavare dal suo vaccino Focetria tra i 400 e i 700 milioni di dollari nel solo quarto trimestre del 2009. Per l’anglosvedese AstraZeneca, il mercato dei vaccini avrà un valore minimo di 120 milioni di dollari. «Abbiamo un contratto di fornitura con il governo americano per 12 milioni di dosi del nostro vaccino antiH1N1», spiega Brennan. «Ma se Obama acquisterà tutta la fornitura che abbiamo a disposizione, arriveremo a circa 500 milioni di dollari».
E’ probabile che avvenga questo perché, tra ritardi e disguidi, sono le aziende farmaceutiche a dettare le regole. Il processo di produzione dei vaccini è lento e difficile, e le dosi arrivano in ritardo e in quantità ridotta. Il centro per il controllo delle malattie americano attendeva per fine ottobre una prima tranche di 40milioni di dosi, ma ne sono state consegnate 10 milioni in meno. I governi, in attesa dei vaccini, non possono rescindere i contratti per posticipata consegna. Contratti che, vista l’emergenza, sono a volte poco ortodossi: è un esempio quello stipulato dal governo americano e SanofiAventis, firmato prima dell’approvazione del vaccino da parte della Fda statunitense. O quello italiano con Novartis, che ha sollevato i dubbi della Corte dei Conti, perché non solo non contiene nessuna penalità per eventuali ritardi nella consegna, ma obbliga il governo italiano a versare 24 milioni anche in caso di mancata autorizzazione del prodotto, come non meglio specificata "partecipazione ai costi".
http://www.repubblica.it/supplementi/af/2009/11/09/scienze/027influenze.html
Il coraggioso Comitato di Bioetica
Leggete bene la prefazione ed i 10 punti esposti qua sotto, uno alla volta e con calma, indipendentemente da quello che pensate a riguardo.
Recentemente sono state descritte alcune delle situazioni che si vengono frequentemente a creare, nelle quali l’obiettività della ricerca e quella dell’informazione scientifica che viene data ai medici, può essere messa in pericolo:
1) l’industria spesso non fornisce ai medici un’informazione neutrale e completa, ma un’informazione già indirizzata, creata nei propri uffici;
2) i farmaci prodotti sono spesso duplicati di altri farmaci già esistenti (i cosiddetti farmaci me-too) che non presentano vantaggi rispetto a questi ultimi e che vengono venduti a un prezzo superiore. L’industria promuove solitamente i medicamenti più recenti e costosi e a tal fine a volte elargisce ai medici vari tipi di “doni” che inducono nei sanitari un atteggiamento incline all’iperprescrizione o alla prescrizione dei farmaci più costosi;
3) l’industria controlla e indirizza la ricerca attraverso i finanziamenti che elargisce all’Università;
4) l’industria a volte interrompe ricerche non favorevoli o ne impedisce la pubblicazione. In altri casi distorce una ricerca in corso, sostituendo gli obiettivi (end points) primari con obiettivi surrogati;
5) i dati bruti delle sperimentazioni clinico-farmacologiche rimangono spesso nelle mani dell’industria e non vengono mai messi a disposizione dei ricercatori che li hanno prodotti. A questi ultimi i dati vengono forniti soltanto quando sono stati rielaborati dagli uffici statistici delle aziende;
6) l’industria, in quanto “proprietaria dei risultati”, non pubblica i risultati negativi;
7) le riviste scientifiche non pubblicano articoli con dati negativi perché di scarso interesse scientifico o commerciale;
8) l’industria condiziona, attraverso la pubblicità, le maggiori riviste mediche, i cui referees spesso hanno rapporti di dipendenza economica dalle aziende;
9) i medici che redigono le rassegne o le linee-guida sovente non sono davvero indipendenti dalle industrie.
10) anche le pubbliche amministrazioni spesso non sono indipendenti dalle industrie.
Ora vi faccio una domanda:
Secondo voi questi 10 punti li ho presi da qualche sito complottista o sono l’ennesimo attacco contro le industrie farmaceutiche
da parte di qualche medico specializzato in medicine non convenzionali?
Risposta:
Per quanto vi possa sembrare strano,queste sono le considerazioni finali del Comitato Nazionale per la Bioetica e sono tratti dal documento "Conflitti d’interessi nella ricerca biomedica e nella pratica clinica", uno studio voluto dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri ed approvato nella Seduta Plenaria dell’8 Giugno 2006.
Confusi?
Sbalorditi?
Preoccupati?
Il solo fatto che questo documento esista è sbalorditivo.
Le conclusioni del comitato di bioetica sono a dir poco paurose.
Sono passati 3 anni da allora ma la situazione esposta potrebbe non essere cambiata molto.
Di certo i membri di questo comitato, hanno dimostrato un grande coraggio nel redigere e diffondere questo documento, visti gli interessi in gioco.
"Il profitto prima della salute del cittadino", questo sembrano dire queste parole.
Forse è il caso di fare pressione sui nostri politici affinché la situazione cambi?
Voi che ne dite?
In attesa che qualcuno si pronunci o che il comitato di bioetica ci dia buone notizie, per chi volesse approfondire l’argomento, a questo link http://www.governo.it/bioetica/testi/Conflitti_interessi.pdf potrete accedere al testo completo del documento, corposo ma molto interessante.
Fonte: Comilva
Autore: Dott. Tancredi Ascani
Iscritto all´Ordine dei Medici Chirurghi di Perugia che praticano Medicine Non Convenzionali per la disciplina Medicina Omeopatica
1) Efficacia scarsa o nulla. Numerosi studi hanno mostrato che i vaccini iniettabili dell’influenza offrono poca o nessuna protezione contro le infezioni e le malattie e non c’è ragione di credere che i vaccini contro l’influenza suina saranno diversi:
a) nei bambini: in una revisione del 2008 di più di 51 studi che hanno coinvolto nel complesso più di 294.000 bambini, si è arrivati alla conclusione che “non c´è nessuna evidenza che la somministrazione di un vaccino antinfluenzale a bambini dai 6 ai 24 mesi di età sia più efficace del placebo [cioè di un finto farmaco]. Nei bambini sopra i due anni d´età i vaccini iniettabili, fabbricati a partire da virus inattivi, prevenirono l’influenza solo nel 59% dei casi. La prevenzione della “sindrome simil-influenzale”, causata cioè da altri tipi di virus, fu rispettivamente solo del 33% e del 36% (secondo un dato che arriva dal Laboratorio di rife rimento della Lombardia all´Università di Milano, su 700 tamponi prelevati a persone non ricoverate, soltanto la metà è risultata positiva per l´H1N1). Non fu possibile analizzare la sicurezza dei vaccini dagli studi per l’assenza di informazioni e la mancanza di standardizzazione delle poche informazioni disponibili. Un rapporto pubblicato sempre nel 2008 stabilì che i vaccini antinfluenzali nei bambini piccoli non diminuirono la quantità di visite mediche e ospedaliere dovute all’influenza;
b) nei bambini asmatici: esiste uno studio compiuto su 800 bambini sofferenti di asma, metà dei quali sono stati vaccinati contro l´influenza mentre l´altra metà non ha ricevuto il vaccino. I due gruppi furono messi a paragone per ciò che riguarda visite cliniche, visite di pronto soccorso e ricoveri ospedalieri legati all´asma. CONCLUSIONE: “Questo studio non é riuscito a fornire alcun a evidenza che il vaccino antinfluenzale prevenga dai peggioramenti dell´asma pediatrico”;
c) negli anziani: in una revisione di 64 studi con anziani che vivono in ospizi, le vaccinazioni antinfluenzali non sono state significative nel prevenire l´influenza. Per i più anziani che vivono in tali comunità i vaccini non sono stati (significativamente) efficaci nel preveniere influenza, sindromi para-influenzali o polmoniti. Altri studi hanno dato risultati simili tant´è che possiamo dire che non ci sono prove scientifiche sufficienti che dimostrino l´efficacia del vaccino antinfluenzale nel ridurre la mortalità negli anziani.
2) Insufficienti prove sulla sua sicurezza. Il vaccino ha ricevuto l´autorizzazione dall´EMEA solo in virtù delle “circostanze eccezionali” (stato di pandemia dichiarato dall´OMS) perchè sappiamo molto poco sulla sua sicurezza vista la fretta in cui è stato preparato e messo in commercio. Non a caso, per la prima volta in caso di vaccino antinfluenzale, chiunque si vaccinerà sarà costretto a firmare un foglio dove si sollevano gli operatori sanitari e le ASL da qualsiasi responsabilità sugli eventuali effetti collaterali del vaccino. Il migliore studio sul vaccino contro l´influenza A fin´ora disponibile è uscito il 10 Settembre 2009, nella versione on-line del New England Journal of Medicine. Questo studio ci dice veramente poco perché:
a) ha coinvolto un numero eccessivamente ristretto di persone, solamente 175 adulti ed è noto che gli effetti collaterali più gravi compaiono nel rapporto di uno ogni migliaia di persone vaccinate. Quest´ultimo potrebbe sembrare un dato rassicurante ma non è affatto così perché dobbiamo sempre considerare il fatto che il vaccino verrà somministrato a milioni di persone, la maggior parte delle quali, sane. Facciamo un esempio: tra gli effetti molto rari che si manifestano in meno di un caso ogni 10.000 persone vaccinate possiamo avere degli effetti collaterali anche molto gravi come lo shock anafilattico, vasculiti, disturbi neurologici, encefalomieliti e una forma di paralisi nota come Sindrome di Guillàin-Barrè (GBS). Se noi calcolassimo un solo caso di tali effetti collaterali ogni 20 mila persone, moltiplicato per 20 milioni di vaccini (in Italia si vuol vaccinare almeno il 40% della popolazione) avremmo 1000, persone precedentemente “sane”, colpite da malattie gravissime indotte dal vaccino;
b) un terzo di questi volontari ha avuto effetti collaterali identici ai sintomi influenzali (febbre, mal di testa, mal di gola, malessere generale, dolori muscolari e articolari ecc), quindi il vaccino provoca, in maniera “molto comune”, proprio quei sintomi che dovrebbe prevenire;
c) non vi era alcun gruppo di controllo a cui è stato dato un placebo [un gruppo al quale sia stato somministrato un finto vaccino per fare un confronto];
d) lo studio è durato solo 3 settimane, un tempo troppo breve per fornire una sufficiente sicurezza, soprattutto verso l´eventuale insorgenza di malattie autoimmuni e neurodegenerative che il vaccino potrebbe provocare e che impiegherebbero ben più tempo a manifestarsi.
3) Il vaccino può essere potenzialmente molto pericoloso. Quasi tutti i vaccini che saranno disponibili in Europa conterranno sostanze potenzialmente molto pericolose come il Tiomersale, composto neurotossico a base di mercurio (che già nel 2000 la Food and Drug Administration – FDA – chiese di togliere dai vaccini per i potenziali rischi per la salute), la formaldeide, sostanza cancerogena per la specie umana e lo squalene, fortemente sospettato di provocare gravi malattie autoimmunitarie e neurodegenerative. Una ricerca del 2000, pubblicata nell´American Journal of Pathology, dimostrò ad esempio che una singola iniezione del coadiuvante squalene sui topi, ha attivato “una infiammazione cronica, mediata immunologicamente sull´articolazione,” detta anche artrite reumatoide. La Novartis (una delle aziende farmaceutiche produttrici del vaccino) afferma che gli adiuvanti sono già stati largamente impiegati senza alcun problema ma il Dr. Fauci, dell´Istituto Nazionale delle Allergie e delle Malattie Infettive, ha ribattuto che i vaccini adiuvati della Novartis erano stati utilizzati principalmente tra gli anziani, che tendono ad avere un sistema immunitario più debole e che ci sono meno dati sul loro uso tra i bambini i giovani adulti e le donne gravide. Il Dr. Jesse Goodman, Ricercatore Capo dell´FDA, così si è espresso in merito: “non ci sono note specifiche di sicurezza, pericolo o rilascio” con i coadiuvanti, “c´è soltanto più incertezza”. Ha destato poi scandalo in Germania la notizia che i ministri e l’esercito tedeschi riceveranno un vaccino diverso da quello utilizzato dai cittadini. La diversità sta proprio nell’assenza dell´adiuvante allo squalene. In Svezia alcuni giornali riportano già centinaia di casi di gravi reazioni avverse al vaccino vi sono indagini in corso addirittura sulla morte di alcune persone a seguito della vaccinazione ma di queste notizie nessuno sente parlare, le prime pagine dei giornali sono solo per i morti a causa dell´influenza A, anche se poi quasi tutti avevano già la salute seriamente compromessa per altre gravi patologie. La realtà è che i vaccini sono farmaci e in quanto tali non sono esenti da effetti collaterali e possono anche provocare la morte. Basti pensare che nel 1976, negli USA, fu prodotto un vaccino simile all´attuale, sempre contro l´influenza suina, che provocò molte reazioni avverse gravi. Almeno 25 persone morirono e 500 svilupparono la sindrome paralitica di Guillain-Barré. I ricercatori non hanno ancora capito come mai i vaccini anti-influenza suina del 1976 paralizzarono così tante persone e ciò significa che, attualmente, non si ha nessuna certezza sul fatto che questo nuovo vaccino non possa causare gli stessi gravi effetti collaterali avvenuti nel ´76.
4) L´influenza A è un´influenza poco aggressiva. Il virus A/H1N1 (o virus dell´influenza “suina”), pur avendo un elevato grado di contagiosità, si è dimostrato essere 10-20 volte meno letale della comune influenza stagionale. Si manifesta come qualsiasi forma influenzale e le persone non immunocompromesse, guariscono praticamente tutte, in pochi giorni e senza ricorrere ad alcuna cura specifica. I pochi casi di persone decedute in Italia riguardavano quasi tutti persone già gravemente ammalate e ricordiamo che di influenza stagionale l´anno scorso sono morte circa 8000 persone senza che si sia verificata alcuna psicosi o dichiarazione di pandemia. In Australia, uno dei Paesi più colpiti e dove l’epidemia di influenza suina si è ormai conclusa, i dati sono molto confortanti: su una popolazione di oltre 20 milioni di abitanti sono state 179 le morti associate al virus, mentre ne erano state previste oltre 3mila.
5) La vaccinazione di massa potrebbe favorire la mutazione del virus. I virus influenzali sono virus a RNA che mutano facilmente soprattutto in condizioni di ambiente ostile. Basta che il virus cambi, per mutazione o per riassortimento con altri virus, per rendere inefficace il vaccino già messo a punto. Sul piano teorico quindi, è proprio la vaccinazione di massa e l´abuso di farmaci che potrebbe indurre il virus a mutare in una forma più aggressiva. In Giappone questo è già successo, le autorità sanitarie hanno già identificato una nuova variante di influenza A resistente al Tamiflu (un farmaco antivirale) e tutti i casi individuati riguardavano pazienti cui era stato precedentemente somministrato lo stesso farmaco antivirale.
Cosa fare quindi? È evidente che ci sono modi più sicuri, semplici ed efficaci di combattere la pandemia che le vaccinazioni di massa:
_ rispettare le norme igieniche di base;
_ assumere adeguate dosi di vitamina C e D (secondo alcuni studi sono molto più efficaci e sicure del vaccino nel prevenire l´influenza);
_ evitare il più possibile gli inutili allarmismi e le fonti di stress psicologico che sono tra le principali cause di malattia nell´uomo.
Confronta questi dati con quelli pubblicati oggi su affari e finanza pag. 27 di repubblica
Il business è arrivato a20 miliardiVirus A, il vaccino è un affare da dieci miliardi di dollariRepubblica — 22 luglio 2009 pagina 1 sezione: PRIMA PAGINAFORSE, alla fine, la pandemia non ci sarà. Forse, il vaccino arriverà troppo tardi. Ma i soldi, nelle casse di Big Pharma, chiamata in fretta e furia a preparare l' antidoto, stanno già entrando a fiumi. È un business da 10 miliardi di dollari: la paura non conosce recessione. Anche se ogni singola dose di vaccinoè destinataa costare una decina di euro, infatti,è il volume delle vendite a fare massa. Una delle maggiori banche d' investimento mondiali, J.P.Morgan, ha calcolato che i governi dei vari paesi abbiano già prenotato, presso le 3-4 aziende in grado di produrre il vaccino su larga scala, almeno 600 milioni di dosi. PER un controvalore di 3 miliardi di euro, circa 4,3 miliardi di dollari. Nei giorni scorsi, si è aggiunta la Francia, con un ordine per 94 milioni di dosi e un assegno da 1 miliardo di euro. E la lista è destinata ad allungarsi. J.P.Morgan stima che, alla fine, ai 600 milioni di dosi già prenotate se ne sommeranno altri 350 milioni, per un' ulteriore fattura di oltre 2 miliardi e mezzo di dollari, più di 1,8 miliardi di euro. Di fatto, per Big Pharma è un affare a colpo sicuro. Il miliardo di dosi prenotate, o in via di prenotazione, è largamente insufficiente a coprire una popolazione mondiale che sfiora i 7 miliardi di persone. Ma è anche, più o meno, il massimo che gli impianti attuali possano produrre, sotto forma di fiale da iniettare (in Europa) o di spray nasale (negli Usa). Non ci saranno rimanenze di magazzino. A spartirsi questo imponente business dell' influenza suina è un ristretto gruppo di giganti dell' industria farmaceutica: GlaxoSmithKline, Sanofi Aventis, Novartis, Astra Zeneca. Accanto ai vaccini antinfluenza ci sono, però, anche le medicine per chi, l' influenza, l' ha già presa. Anche qui, è Big Pharma a dominare il mercato. Anzitutto con il Tamiflu della Roche. E poi con il Relenza, ancora di GlazoSmithKline. Secondo J.P.Morgan, Tamiflu e Relenza porteranno, rispettivamente a Roche e Glaxo, vendite per 1,8 miliardi di dollari nei paesi ricchi, più 1,2 miliardi di dollari nei paesi in via di sviluppo. Complessivamente, altri 3 miliardi di dollari, oltre 2 miliardi di euro. Fra vaccini e medicine, il rischio pandemia vale, per Big Pharma, circa 10 miliardi di dollari. Di contro, senza i grandi nomi dell' industria farmaceutica, probabilmente, non ci sarebbero né le medicine, né la speranza del vaccino. Cinque anni fa, nell' inverno 2004-2005, negli Usa non si riuscì a mettere insieme le dosi previste di vaccino contro l' influenza ordinaria, prodotte da due aziende relativamente piccole: Aventis Pasteur e Chiron. In effetti, Big Pharma si teneva per lo più lontana da un settore che appariva poco promettente: nel 2004 le vendite complessive di vaccini in generale - non solo per l' influenza - raggiungevano appena gli 8 miliardi di dollari, meno degli incassi di un singolo farmaco fra i più diffusi. Poi, alcune aziende hanno scoperto che, con i vaccini, si possono far soldi. La Wyeth con un vaccino contro lo pneumococco (84 dollari a dose). La Merck con uno contro il papilloma (130 dollari a dose). Big Pharma ha scoperto il settore: Novartis ha comprato Chiron, Sanofi ha preso Aventis Pasteur, Astra Zeneca Medimmune, Glaxo ID Biomedical, ancora Sanofi la Acambis, Pfizer ha assorbito Wyeth. Senza questa concentrazione di mezzi e di ricerca, dicono gli uomini delle grandi aziende, non ci sarebbero oggi le risorse industriali per una risposta rapida all' emergenza pandemia. Nonostante questo spiegamento di forze, peraltro, il vaccino, anche se prenotato, è ancora un punto interrogativo. Gli scienziati della Novartis hanno fatto sapere che, nei test di laboratorio sul virus della suina, riescono a produrre solo il 30-50 per cento dell' antigene (l' antigene è l' elemento attivo del vaccino) che normalmente si ottiene per il virus dell' influenza ordinaria. Più antigene si crea, più dosi si possono produrre. Inoltre, il processo di fabbricazione è ancora lungo: una volta isolato il virus in laboratorio, le milioni di dosi di vaccino vanno coltivate in altrettanti milioni di uova di gallina, per un periodo di 4-6 mesi. È per questo che non si sa ancora con sicurezza quando il vaccino prenotato sarà effettivamente disponibile. Esiste un metodo più rapido: la produzione del vaccino direttamente su una cultura di cellule. È una procedura già usata per altri vaccini, ma ancora non autorizzata per l' influenza. L' emergenza pandemia potrebbe costringere a bruciare i tempi. - MAURIZIO RICCI